Legenda
Distretti produttivi (blu)
Distretti agroalimentari (viola)
La mappa utilizza OpenStreetMap e Leaflet.
Scenario
Rilancio del Made in Italy
Problematiche
- Eccesso di prodotti sul mercato internazionale
- Chiusura di attività industriali, artigianali e commerciali
- Disoccupazione crescente di laureati e professionisti
- Modifica continua di produzioni e servizi
- Riduzione della circolazione finanziaria
Questioni
- Come far ripartire l'economia e creare lavoro
- Rigenerare centri storici, piazze e spazi di esposizione
- Definire la clientela e attrarla verso il commercio/artigianato
- Rilanciare ospitalità, edilizia e nuove professioni
- Dare spazio a nuove competenze informatiche e linguistiche
Soluzioni
- Passare dalla tutela individuale a quella collettiva
- Dal brand di prodotto al brand territoriale
- Dall’azione individuale all’azione di gruppo
- Ricreare un sistema di ricerca e sviluppo
Azioni
- Rilancio dei distretti produttivi locali
- Rilancio dei centri storici e dell’ospitalità
- Accorciamento della filiera distributiva
- Centri di ricerca per prodotto e diffusione dei prodotti tipici
- Riqualificazione di prodotti esclusivi e garanzie di prodotto Italiano
Siti dismessi
Stima regionale unificata dei siti industriali dismessi
| Regione | Tutelati min. | Tutelati stima centrale | Tutelati max. | Non tutelati stimati | Totale siti stimati |
|---|---|---|---|---|---|
| Piemonte | 40 | 55 | 70 | circa 250–500 | circa 290–570 |
| Valle d’Aosta | 4 | 6 | 9 | circa 10–20 | circa 14–29 |
| Lombardia | 65 | 85 | 110 | circa 500–900 | circa 565–1.010 |
| Trentino-Alto Adige | 10 | 14 | 20 | circa 40–80 | circa 50–100 |
| Veneto | 32 | 45 | 60 | circa 250–450 | circa 282–510 |
| Friuli-Venezia Giulia | 15 | 22 | 30 | circa 70–150 | circa 85–180 |
| Liguria | 22 | 30 | 40 | circa 100–180 | circa 122–220 |
| Emilia-Romagna | 30 | 42 | 55 | circa 250–450 | circa 280–505 |
| Toscana | 35 | 48 | 65 | circa 180–350 | circa 215–415 |
| Umbria | 12 | 18 | 25 | circa 50–100 | circa 62–125 |
| Marche | 15 | 22 | 30 | circa 80–180 | circa 95–210 |
| Lazio | 25 | 35 | 48 | circa 180–300 | circa 205–348 |
| Abruzzo | 11 | 16 | 22 | circa 70–140 | circa 81–162 |
| Molise | 3 | 5 | 8 | circa 20–40 | circa 23–48 |
| Campania | 20 | 28 | 40 | circa 180–300 | circa 200–340 |
| Puglia | 15 | 22 | 30 | circa 150–280 | circa 165–310 |
| Basilicata | 5 | 8 | 12 | circa 30–70 | circa 35–82 |
| Calabria | 8 | 12 | 18 | circa 70–140 | circa 78–158 |
| Sicilia | 22 | 32 | 45 | circa 180–300 | circa 202–345 |
| Sardegna | 22 | 30 | 42 | circa 80–160 | circa 102–202 |
| Totale delle stime regionali | 411 | 575 | 789 | circa 2.740–5.090 | circa 3.151–5.879 |
Quadro nazionale sintetico
| Tipologia | Stima nazionale utilizzabile |
|---|---|
| Complessi industriali dismessi tutelati | 500–600 |
| Siti industriali dismessi non tutelati | 3.000–6.000 |
| Totale nazionale stimato | 3.500–6.600 |
| Quota potenzialmente recuperabile, ipotizzando il 20% | 700–1.300 siti |
Precisazione metodologica
La somma aritmetica delle singole stime regionali produce un intervallo di 3.151–5.879 siti, mentre la proiezione nazionale generale porta a 3.500–6.600 siti.
La differenza è giustificabile considerando che:
le stime regionali sono prudenziali e non esaustive;
molti siti minori non risultano inclusi nei censimenti disponibili;
la definizione di “sito industriale dismesso” varia tra banche dati, Regioni e procedimenti amministrativi;
un complesso industriale può essere censito come un unico sito oppure come più aree, edifici o particelle;
la forchetta nazionale comprende un margine correttivo per i territori meno censiti.
Per un documento istituzionale è quindi preferibile utilizzare la seguente formulazione:
In assenza di un censimento nazionale unitario, in Italia si può stimare la presenza di circa 3.500–6.600 siti e complessi produttivi dismessi, dei quali approssimativamente 500–600 sottoposti, integralmente o parzialmente, a tutela culturale. La distribuzione regionale proposta ha carattere ricognitivo e prudenziale e dovrà essere progressivamente verificata attraverso i dati delle Regioni, delle Soprintendenze, dell’ICCD e degli enti responsabili delle bonifiche.
La somma aritmetica delle singole stime regionali produce un intervallo di 3.151–5.879 siti, mentre la proiezione nazionale generale porta a 3.500–6.600 siti.
La differenza è giustificabile considerando che:
le stime regionali sono prudenziali e non esaustive;
molti siti minori non risultano inclusi nei censimenti disponibili;
la definizione di “sito industriale dismesso” varia tra banche dati, Regioni e procedimenti amministrativi;
un complesso industriale può essere censito come un unico sito oppure come più aree, edifici o particelle;
la forchetta nazionale comprende un margine correttivo per i territori meno censiti.
Per un documento istituzionale è quindi preferibile utilizzare la seguente formulazione:
In assenza di un censimento nazionale unitario, in Italia si può stimare la presenza di circa 3.500–6.600 siti e complessi produttivi dismessi, dei quali approssimativamente 500–600 sottoposti, integralmente o parzialmente, a tutela culturale. La distribuzione regionale proposta ha carattere ricognitivo e prudenziale e dovrà essere progressivamente verificata attraverso i dati delle Regioni, delle Soprintendenze, dell’ICCD e degli enti responsabili delle bonifiche.
Disclaimer. I dati presenti nel seguente catalogo, riguardanti il numero di attività produttive attive per ogni distretto industriale e i servizi ricettivi per ogni provincia, derivano da fonti il più possibile attendibili e verificate, quali: codici Ateco, camere di commercio, database regionali, rapporti e studi di settore regionali, provinciali o commissionati ad enti terzi per conto di enti pubblici o privati.
In ogni caso, i numeri possono variare periodicamente in relazione alla chiusura o apertura di nuove attività, perciò devono essere interpretati come un semplice strumento utile per definire al meglio i parametri dimensionali del singolo distretto o polo produttivo.
Le immagini presenti a corredo hanno il solo scopo di fornire un’illustrazione, il più possibile dettagliata e coerente, di parte dei processi produttivi e dei prodotti finiti realizzati dal singolo distretto.
Tutte le informazioni presenti hanno lo scopo di fornire al lettore un’idea generale, chiara e diretta delle attività principali svolte dal distretto, dei prodotti e servizi offerti e del posizionamento di quest’ultimi al livello nazionale e internazionale.